venerdì, 31 marzo 2006,20:10

Ieri pomeriggio ho prenotato, con alcuni compagni di corso, il volo per la Cina. Andata e ritorno. Ma conta soprattutto l'andata.


Ogni tanto riprendo in mano il foglio della prenotazione, lo guardo, lo rigiro. Ok, mi dico. Ok. Ok. Ok. Ok. Sì, sì, ok, non c'è problema, ok.

Però, la Cina è lontana. Adesso anche mia nipote lo ha imparato.
Io: "Quanto lontana è la Cina?". Nipotina: "MMMMILLE!". Brava, mille.

Non ci sarebbe niente di male nel fare questa sensazionale esperienza di studio della durata di soli pochi mesi in questo Paese così lontano ma purtuttavia di spiccato interesse culturale esperienza quella suddetta di assoluta rilevanza formativa per giovani e intraprendenti studenti universitari della nuova generazione attenti ai bisogni e alle richieste della società moderna.

No.

E'.
Solo.
Il.
Panico.
Che.
Alle.
Volte.
Attanaglia.

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mercoledì, 29 marzo 2006,21:56

Per un pò di giorni ho cercato un libro da leggere.


Ho leggiucchiato quello che mi ha consigliato mio fratello: interessante, stimolante, ti permette di conoscere cose che prima ignoravi, a suo parere. Ma "I segreti del Codice", almeno all'inizio, mi è sembrato un temino delle medie, appena appena sconfinante nella ricerca di storia (sempre delle medie). Abbandonato dopo 4 pagine.
[Mio fratello ha provato a rifilarlo anche a Lei, la quale ha risposto con un energico: "Nooo, non ho letto neanche il primo!". Falle tu capire che non è un libro a puntate].

Ho cominciato a leggere trepidamente "La bambina Icaro", comprato solo qualche mese fa, che si vendeva benissimo come rilassante e disimpegnato libro serale. Di quelli tranquilli, talmente tranquilli che dopo un paio di settimane ti sei già dimenticata la trama.
E avevo ragione: tranquillo, disimpegnato, ma disimpegnato davvero, disimpegnato sul serio, così disimpegnato che a mio parere la scrittrice non si è impegnata proprio neanche un pò per scriverlo.

Che tristezza.

Ok, entrambi erano in traduzione, e i libri, come dice il saggio, andrebbero letti in lingua originale; ma a me piace la lingua forbita, l'azzardo, la ricchezza verbale, l'altisonanza, mi piace scorrere le pagine e dirmi: "C***o, ma questa parola cosa c***o vuol dire? C***o, non lo so proprio l'Italiano, c***o, ma questo qui, c***o, se lo sa".

Le parole devono saper perfettamente coniugare forma audace e contenuto chiaro.

Ne è maestro Umberto Eco nelle primissime righe de "Il pendolo di Foucault":

<<Fu allora che vidi il Pendolo.
La sfera, mobile all'estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà.
Io sapevo - ma chiunque avrebbe dovuto avvertire nell'incanto di quel placido respiro - che il periodo era regolato dal rapporto tra la radice quadrata della lunghezza del filo e quel numero π che, irrazionale alle menti sublunari, per divina ragione lega necessariamente la circonferenza al diametro di tutti i cerchi possibili - così che il tempo di quel vagare di una sfera dall'uno all'altro polo era effetto di una arcana cospirazione tra le più intemporali delle misure, l'unità del punto di sospensione, la dualità di una astratta dimensione, la natura ternaria di π, il tetragono segreto della radice, la perfezione del cerchio>>.

...

L'importante è essere chiari.

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domenica, 26 marzo 2006,21:53

<<Il punto è proprio questo. Una novantenne ha quasi certamente una figlia. La quale sarà sui sessant'anni, avrà i primi acciacchi, visto che le malattie croniche insorgono normalmente verso i 50-55 anni. E avrà a sua volta uno o due figli di circa trent'anni. Magari una nipotina. Quindi questa sessant'enne dovrà dare una mano alla madre anziana e una alla figlia, la quale a sua volta lavorerà e avrà sempre più bisogno di aiuto in casa per poter andare a lavorare. Noi demografi definiamo queste donne con un termine non molto carino ma appropriato: donne sandwich, schiacciate sopra e sotto>>.

di Niccolò d'Aquino, da "Io Donna" del 25/03/06

Non so se mia madre arriverà ai novant'anni.
Non so se io arriverò ai sessanta.
Soprattutto non so se avrò una figlia, e lei a sua volta una figlia.
Non so se mia madre mi chiederà aiuto, se mia figlia mi chiederà aiuto, se e quando avrò i miei acciacchi.
Ma vorrei che tutto questo potesse succedere, per poter dire con fierezza che anch'io, nella mia vita, sono stata una donna sandwich.

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venerdì, 24 marzo 2006,14:48

 


Nonsolomoda

 

Uno sguardo alle sfilate parigine per scoprire le nuove tendenze del prossimo autunno-inverno

 

Così figura nel sito www.mediaset.it in data 19/03/06.
Dico, 19/03/06.
Non è ancora arrivato il 21/03/06. Dico.
E le nuove tendenze della prossima primavera-estate, la sig.na Toffanin, me le butta nel cesso?

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mercoledì, 22 marzo 2006,19:55

Ti rendi conto di quanto servissero i compiti in classe di Italiano solo quando non li fai più da un pò.
Cominci a perdere la ricchezza della lingua, cominci ad essere distratto quando parli, cominci, soprattutto, a dimenticarti i congiuntivi.
Ma nessuno lo ammette, nè agli altri nè a sè stesso, almeno fino al momento in cui si abbia a che fare con qualcuno che parla un'altra lingua.

In Università ci esercitiamo nell'interpretazione: il professore (cinese) parla, tu (italiana) traduci in Italiano ciò che ha detto a una compagna la quale (stronza) ti dirà qualcosa di difficilissimo in Italiano che tu poi dovrai ridire al professore (il quale l'Italiano lo capisce benissimo, ergo, non c'è scampo) in Cinese.

Ok.

  • Professore: <<[frase in Cinese]>>.
    Io [traduco]: <<"Mi sembra che questa mattina non stai molto bene, vero?">>
    Professore [varia tra]: <<Cara, questa traduzione è molto brutta / Cara, questa traduzione è molto colloquiale / Cara, questa traduzione è molto maleducata / Cara, questa traduzione è molto grezza>>.
    Io: << ... >>
    Professore: <<"Mi sembra che questa mattina tu non stia molto bene, vero?">>
    Squillano le trombe del Cielo, le nubi si squarciano, un coro di Angeli illumina il mio viso, rapita in un'estasi religiosa ricordo: il congiuntivo!

 

  • Professore: <<[frase in Cinese]>>.
    Io: <<"Io sono">>.
    Professore: <<Cara, la tua traduzione è dialettale+sconnessa+nonrispondenteaicanonidellitalianostandard+volgare+satanica>>.
    Io: <<Ah>>.
    Professore: <<Per tradurla bene avresti dovuto usare il congiuntivo trapassato>>.
    Squillano le trombe del Cielo, le nubi si squarciano, un coro di Angeli illumina il mio viso, rapita in un'estasi religiosa ricordo: il congiuntivo ha diversi tempi!

 

  • Professore: <<[frase in Cinese]>>.
    Io: <<"No, non ci vado">>.
    Professore: <<Cara, la tua traduzione:
                                - è imprecisa;
                                - è poco elegante;
                                - non è attinente al contesto;
                                - è azzardata;
                                - è poco professionale>>.
    Io: <<Sticazzi>>.
    Professore: <<Avresti dovuto dire: "Mai fu contemplato nei miei piani teco recarmicisi">>. 
    Squillano le trombe del Cielo, le nubi si squarciano, un coro di Angeli illumina il mio viso, rapita in un'estasi religiosa ricordo: il dolce stilnovo!



In realtà, è per imparare l'Italiano che sono andata a studiare Cinese.

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domenica, 19 marzo 2006,17:16

Ieri pomeriggio Lei si mette a tacchignare in cucina.
Ieri sera Lei mi dice: ecco, questa è in tuo onore.
Una torta. Lei ha fatto una torta per me. La mia preferita.

E si è pure sorpresa della mia sorpresa.

Bisogna proprio non aspettarsi le cose, perchè queste succedano.

 

...Questo pomeriggio ascolto Constellations di Jack Johnson

...mangiando l'ultima fetta della mia torta.

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giovedì, 16 marzo 2006,23:49

- "Tu sei un'egoista, perchè lei ti dà e tu non ricambi. Anzi, peggio, subisci".
Così mi dissero. Ma io che ci posso fare, lei salta addosso e sporca i vestiti.
Lei lecca e slappa.
Lei vuole solo il mio cibo e la mia acqua.
Lei non risponde agli spunti intellettualfilosofici che le dò.
Lei è piccola e nera, io ALTA e castana, perciò le sono da tutti i punti di vista superiore.

- "Dimmi chi sei, ti dirò chi votare".
Così mi dissero. E ci hanno fatto pure un sito. E ci hanno pure abbastanza azzeccato.
Ora, non so se volevo dire: ci hanno azzeccato nel dire chi sono, o nel dirmi chi votare.
Ma è bello credere che ci abbiano azzeccato.
Ed è bello credere che io sappia rispondere ad entrambe le domande.

- "Quell'aborto di ambiguità comunicativa che è messenger".*
Così mi dissero. E' assolutamente vero.
Un mezzo sintetico e stereotipato per ridurre le comunicazioni dei giovani a siderali distanze che sempre più imbrigliano la nostra capacità di esprimerci e di far sì che il nostro fiume di creatività si esplichi se non in poche e brutte parole battute e colorate e fredde e ambigue e così fraintendibili da essere causa di non pochi malumori.
Un mezzo sintetico che uso da almeno 4 anni, grazie al quale sono PIENA di faccine da mandare a tutti i miei amichetti, senza il quale non potrei stare neanche due ore, che si apre in automatico quando si accende il mio computer. 

- "Davanti c'è la tosse, dietro lo scivolamento".
Così dissi io.
Ed è, a rigor di logica, la più intelligente di tutte le cose precedenti messe insieme. Oh, yeah.

* Chiedo scusa alla fonte della citazione per non aver chiesto il permesso, appunto, di citare la frase. Confido nella sua intelligenza fuori dal comune e nel suo senso dell'umorismo, affinchè sappia perdonare i miei bassi e grezzi commenti.

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lunedì, 13 marzo 2006,21:40

Mia sorella, un pò di tempo fa, era euforica perchè sarebbe riuscita, dopo strategie, calcoli e derivate, a far stare, nel bagno della sua nuova casa (ancora da abitare, in realtà), la lavatrice. No, dico, questione di centimetri, ma lei, la lavatrice, ce la fa stare. Ci sta, capisci?  CAPISCI?!
Centimetri.
Il suo appartamento (perchè di appartamento si tratterà, non di casa, come dissi) sarà un giuoiellino in pochi metri quadrati. Perfetto, ordinato e piccolissimo.

Oggi, mentre l'autobus trotterellava tranquillo per le solite strade del solito Veneto orientale, guardavo le solite case.
Case, ovverosia residui di quegli anni '50-'70 in cui era ancora possibile averne una, alcune decrepite, con vecchie stalle annesse, altre ringalluzzite da qualche restauro ad hoc.
Ogni casa ha un pò di giardino intorno. 
Ma questo pò di giardino è invaso da alberi, vasi, fiori, aiuole, casette per gli attrezzi, recinti con le galline o per il cane, orti, gnomi da giardino, scivoli per i bambini. Non sono giardini, sono colonizzazioni.
Ogni famiglia alza la gamba e piscia sul proprio giardino per dire "questo è mio", lo riempie, forse dentro non ci sta tutto, o comunque, anche questi metri fuori sono miei, ci metto tutto, voglio avere tutto, lo scivolo, l'altalena, i polli e i banani.

Mia sorella non si è resa conto che la lavatrice poteva metterla in giardino.
Che inetta.


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venerdì, 10 marzo 2006,22:29

se tu studiassi cinese
se tu dovessi imparare a capire quello che un cinese dice
se tu dovessi imparare a parlare con un cinese
e ti trovassi davanti un cinese che parla velocissimo
mettiamo, che so, una professoressa (a caso)
magari, boh, ad un esame (a caso)
che ti faccia un sacco di domande
alle quali dovresti pure rispondere (possibilmente, sempre in cinese)
tu
in una situazione del genere
ti renderesti conto dell'importanza del bu zhidao.

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