sabato, 30 settembre 2006,07:58

Forse non tutti sanno che con l'esame di venerdì è iniziata per me una settimana di vacanza.

Infatti, domani, domenica primo ottobre, si festeggia in Cina la Festa della Repubblica, e in tale occasione viene proclamata ogni anno una settimana di festa nazionale.
Ciò appare piuttosto strano, visto che i Cinesi non si riposano mai. Sabato o domenica non fa differenza, per nessun esercizio commerciale, e alle 10 di sera è ancora tutto aperto. Ma per l'anniversario della nascita della Repubblica, tutti a casa*.

Ciò cosa significa?

1) Che domani cercherò in tutti i modi di essere in Piazza Tian'An Men per vedere la celeberrima parata, vedere il mare di Cinesi che avranno invaso la piazza, invaso Pechino, vedere come viene effettivamente trascorsa questa festa.

2) Che si prospetta per me una settimana frenetica di scoperta della capitale. Anche se la città sarà paralizzata dalla fiumana di gente che si riverserà nelle sue vie, noi ci proviamo. Ci sono talmente tante cose da vedere. Speriamo di riuscire a realizzare almeno parte del programma...

3) Che in questa settimana farò quasi tutti gli acquisti per amiciparentianimalidomestici, cercando di sfoggiare il mio perfetto et fluente cinese per contrattare quanto possibile i prezzi delle cose che comprerò. Perchè è proprio così: si contratta ovunque, selvaggiamente. Ormai lo si può fare anche al supermercato, sul serio. Quando un Occidentale entra in un negozio, sa che automaticamente verrà truffato sul prezzo, e se non è un pirlotto completo cercherà si lamentarsi vistosamente del prezzo, sparerà la sua proposta (tra un settimo e un quinto del prezzo proposto dal negoziante), il venditore si incazzerà da morire, urlerà alla truffa, il cliente farà finta di andarsene offeso a morte, e allora il venditore lo inseguirà, si mostrerà piu' disposto a contrattare, e piano piano si arriverà a una soluzione che possa andare bene ad entrambi. Per intenderci: questo non succede proprio sempre, ci sono delle volte in cui il prezzo è scritto sull'articolo, ma per tutte le altre volte si deve contrattare.
E' anche per questo motivo che spesso alla sola idea di dover andare a fare spese a Pechino viene il voltastomaco; non si ha mica sempre voglia di fare la scenetta in Cinese...

Tra poco poi andrò dal parrucchiere. Ci sono già stata una volta per tagliarmi i capelli, e la mia spesa è stata di 25 yuan, 2,50 euro. Mica male.
C'è poi da tener presente che, per quanto riguarda i capelli, i Cinesi sono bravissimi sotto qualsiasi punto di vista: a tagliarli, tingerli, fare acconciature strane, fare stirature o permanenti...


Vedremo se riuscirò a spiegargli di farmi una tinta castana, e che non capiscano colpi di sole viola con permanente riccia annessa.

 

* leggi: questa settimana è chiamata dai Cinesi huang jin zhou, traducibile con qualcosa tipo: "momento di massima affluenza turistica". E' noto che gran parte della Cina sia paralizzata dalla massa esorbitante di gente che usa questi giorni per viaggiare (non avendo altre opportunità durante l'anno)

 

 

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lunedì, 25 settembre 2006,17:30

Capisco che qua miriadi e stormi di persone aspettino con ansia un mio post sulla vita cinese di qui, ma:

- un pò che non mi va Internet;
- un pò che venerdì ho un esame;
- un pò che venerdì ho un esame;
- un pò che venerdì ho un esame;
- che venerdì ho un esame l'ho già detto?

ecco, per tutti questi motivi messi insieme, aggiornare il blog è per me cosa difficile e dolorosa.

Ma tenete duro.

Ce la faremo tutti.

A presto!

 

ps: venerdì ho un esame.

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domenica, 17 settembre 2006,15:19

Questa sera si festeggiano con un brindisi le mie prime tre settimane in Cina.

Tre settimane! Mi sento arrivata ieri, e non so neanche perchè.

A brindare con me ci sarà la fida Ginger, pseudonimo che sta ad indicare la mia compagna di stanza, scelto da lei stessa (ci tengo a sottolinearlo, per sembrare una ballerina alcolizzata da saloon).

Ella è stata protagonista della mia ultima, intensissima, buissima, tesissima settimana.
Ella ha deciso di fare uno scherzetto a tutti noi.
Ella ha pensato bene di avere la febbre per una settimana, sovente oltre i 39. E, giusto perchè non ci facciamo mancare niente, con un picco di 40.3.
Ora, io non mi allarmo molto spesso, non sono una persona sempre in tensione.


MA CAZZO, 40.3!!!!!!!!!!!!!!

In realtà bisogna vedere in Ginger la grande magnanimità e spirito d'altruismo: ella ha compreso che le sue amichette avevano bisogno di una scossa, di nuove esperienze, ha deciso di far loro vedere una porzione di Cina che ancora non avevano mai visto: l'Universo Ospedale.

Vi aspettate voi qui che denigri gli ospedali cinesi, che parli della poca igiene, dei muri scrostati, del lettino che la dottoressa aveva dietro una tendina nel suo studio per riposare appena avrebbe potuto, della difficoltà nel farsi capire con i medici (causa lingua); no, non farò tutto questo.

Vi dirò invece che, al di là dell'aspetto igienico, la medicina cinese è un POR-TEN-TO. Faccio proprio lo spelling, sì: P-O-R-T-E-N-T-O.
Ginger aveva la febbre altissima da una settimana, al momento aveva 40.3, se non delirava poco ci mancava: ma la dottoressa cinese prescrive una cura che noi ignoranti capiamo a metà, le attaccano due flebo, e nel giro di pochi minuti, la gola di Ginger si sgonfia, la febbre si abbassa. Da 40.3 a 36. 4 gradi.

In Italia, avremmo goduto di un ospedale ultra igienico, di materiali sterilizzati, di comportamenti dei dottori ineccebili, di un ambiente silenzioso e professionale. Ma l'avrebbero mandata a casa con una vagonata di medicine, che l'avrebbero costretta ad aspettare ancora, a stare ancora male per ore, se non per giorni.
In Italia, non mi sarei aspettata efficienza.

Ma in Cina, c'è stata. Le hanno fatto passare il febbrone in un attimo. Io questa la chiamo professionalità.

E adesso la battona-da-saloon Ginger sta bene, e stasera brinda con me.

 

 

Cina-Italia: 1 a 0.

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venerdì, 08 settembre 2006,19:45

Luna piena su Pechino.

La guardavamo prima, è bella tonda, bianca e brillante. In poche parole, bellissima.

In Cina tra poco si festeggerà la Zhong Qiu Jie, la Festa di Metà Autunno, che cade il quindicesimo mese dell'ottavo mese lunare.
Durante questa festività, le famiglie si riuniscono, tutti tornano a casa, ovunque si trovino. E' consuetudine cenare insieme, per poi andare in un parco, o in cima ad un'altura, ad ammirare la luna piena, parlare insieme, bere alcolici e mangiare gli yuebing, i dolcetti della luna, che si trovano solo nel periodo della festa.

Anche chi fosse impossibilitato a tornare a casa può festeggiare questa giornata: queste persone (come la sottoscritta, una a caso) dovrebbero trovarsi con altri amici nella stessa situazione, mangiare con loro, e poi con loro andare ad ammirare la luna. In questo caso si evoca anche la propria famiglia lontana, se ne parla con gli altri; è una festa molto nostalgica. Un altro particolare è che si cantano le canzoni tipiche della propria terra natale.

Ora. Considerando che io:

- non ho nessuna intenzione di parlare della mia famiglia, perchè appena ci penso mi viene il magone
- se mi viene il magone divento triste e fragile
- se divento triste e fragile potrei anche sembrare dolce
- io odio le persone dolci,

ma considerando che io:

- sono effettivamente lontana dalla mia famiglia
- ho voglia di bere alcolici
- ho soprattutto voglia di assaggiare gli yuebing
- so cantare benissimo le canzoni di Cristina d'Avena,

potrei anche farci un pensierino, sulla Festa di Metà Autunno.

 

Ma cavolo, proprio la festa della nostalgia per antonomasia dovevano piazzarmi in questi 4 mesi...

 

 

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mercoledì, 06 settembre 2006,08:09

Adesso esageriamo.

Va bene studiare, va bene studiare tanto, ma qua le signorine professoresse cinesi sono delle perfide et malefiche macchine da guerra fatte per sorridere allo studente straniero che allarmato le guarda mentre parlano in Cinese di cose che egli neanche in Italiano riuscirebbe a dire.

Questo per dire che l'impatto col corso universitario qua in Cina è stato morbido ed appagante.

La lezione di ieri mi è sembrata impossibile. Non dico che ne sono uscita col mal di testa, perchè è risaputo che io dal mal di testa sono immune (risaputo?!), ma quasi. A un certo punto ero talmente imbambolata a guardare la gentile professoressa che sproloquiava in una lingua che io mai padroneggerò, che credo di aver cominciato a sbavare sul banco.

La lezione di oggi era PEGGIO. Ma questo peggio va letto con una faccia funerea e un accento da intima tragedia.

Ciò che mi sprona a continuare comunque a respirare l'aria che c'è attorno a me e non a farla finita (tragicamente deceduta, gettatasi da un ponte a Pechino, ha un che di poetico, un giorno di questi lo faccio), è l'aver scoperto che nel ristorante cinese al primo piano del dormitorio a pranzo si mangia a buffet e si pagano 10 kuai (1 euro). Non vi darò dettagli sulle dimensioni del mio ventre in questo momento, perchè sono in versione censurata.

Vi è andata bene.

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lunedì, 04 settembre 2006,06:23

A Pechino splende il sole!
Oddio! E' la verità! Ve l'assicuro!
Niente cappa di inquinamento, niente grigiore costante e oppressivo, c'è davvero il sole.

Ergo, io et compagne varie ed eventuali abbiamo deciso di andare al parco Zhongshan, uno dei piu' belli, pare. Temo però che mezza Pechino si riverserà nei parchi questo pomeriggio, contando l'occasione piu' unica che rara che questo tepore primaverile rappresenta in questa stagione (solo ieri sera ci si congelava...).

Per arrivare al parco ci aspetta un sensazionale viaggio in autobus e uno in metropolitana.


Qui con 1 kuai (che corrisponde a 10 centesimi di euro) si sale in autobus, e potenzialmente si può girare tutta la città.
Qui con 3 kuai (0,30 euro) si sale in metropolitana. Il che significa che, se uno ha il coraggio e la voglia di rimanere stipato nella terribile, maleodorante, ma purtuttavia calmissima calca pechinese che affolla questo mezzo di trasporto, con 30 centesimi di euro può similmente girare tutta la città.

I pasti hanno un prezzo medio che si aggira sull'euro e mezzo. Nei ristoranti piu' cari (come quello dove siamo andati ieri sera a mangiare la celeberrima kaoya, l'anatra laccata di Pechino) si può arrivare a pagare 70 o 100 kuai a testa (7/10 euro, per chi non l'avesse ancora capito), ma generalmente i prezzi sono molto, molto piu' bassi.
E tra l'altro si mangiano quantità notevoli di cibo. Si ordina qualcosa come un piatto a testa, si mette il tutto sul piano di vetro in centro al tavolo, fatto per ruotare, in modo che tutti possano servirsene, si prendono piccole quantità di cibo che si posiziano nel piattino che si ha di fronte (della dimesione dei nostri piattini da tè).
In questo modo ognuno può assaggiare varie pietanze nel pasto, e il prezzo verrà ovviamente diviso equamente.
L'acqua non è potabile, quindi spesso al ristorante costa di piu' della birra.

 

Io intanto sono qua da una settimana un giorno, e già mi sento un eroe per questo.

 

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