Sì, c'ero.
Con tanto di sveglia alle sei e mezza di mattina.
Dal mio dormitorio alla piazza ci si impiega un qualcosa come quaranta, cinquanta minuti, e io e Ginger non sapevamo quanto traffico ci sarebbe stato, nè se l'accesso a Tian'anmen sarebbe stato controllato ed eventualmente bloccato dopo una certa ora. Quindi, meglio troppo presto che troppo tardi.
Già scese dalla metropolitana ci siamo rese conto della quantità di gente.
Per carità, nessuna ressa pazza e senza regole, un semplice continuo scorrere di Cinesi, in un parlottìo tranquillo, con dei bei sorrisi stampati in faccia. Buonumore, alla cinese.
Tanti bambini. Nei miei giri per Pechino finora ne avevo visti veramente pochi, ma ieri era tutto un brulicare di coppie di genitori con piccoli robetti cinesi, che sventolavano le loro bandierine rosse e si facevano le foto con gli stranieri.
Le foto con gli stranieri?! Sì, le foto con gli stranieri.
Io e Ginger, fin dal nostro ingresso in piazza, siamo state letteralmente squadrate da ogni Cinese che si accorgesse di noi, e non pochi ci hanno chiesto di potersi fare una foto insieme a noi: dai ragazzi, alle ragazze, alle mamme che ci mandavano tra le braccia i loro bambini. La mia professoressa, a suo tempo, ci aveva avvisati di questa loro passione di farsi le foto con gli Occidentali: il motivo? "Eh, perchè siete belli!", mi ha risposto.
(e poi io, modestamente, sono proprio bellosissima)
Certo che alla prima foto sei sorpresa, alla seconda sei contenta, alla terza onorata, alla quarta ti sei rotta le balle. Quindi abbiamo badato bene di fare un giro veloce per Tian'anmen, di cercare di incontrare il meno possibile gli sguardi delle persone, e di non capire quando ci chiedevano per l'ennesima volta la foto.
Tian'anmen non è che fosse proprio gremita di gente, con un pò di impegno e di pazienza si riusciva a sgusciare in mezzo alla folla, che comunque a sua volta scorreva lenta e regolare. La piazza era stata allestita con fiori, zampilli d'acqua, installazioni riguardanti i giochi olimpici, e il quadro generale era davvero bello, contando poi anche la magnifica giornata.
Ma il meglio è arrivato con il Parco Zhongshan, adiacente alla Città Proibita.
L'ingresso si paga un prezzo irrisorio (1,5 yuan per gli studenti), e appena si entra sembra di immergersi in un mondo diverso. Il parco è un'isola rispetto alla metropoli fumosa che è Pechino, lì dentro sembra non arrivare nemmeno il rumore del traffico. E' grandissimo, e curato nei minimi, e dico minimi, dettagli: aiuole perfette, fiori ad ogni angolo, pagode e corridoi decorati, vasche coi pesci, laghetti con rocce e collinette, il fiume che passa al limite, e su cui si può andare in barca.
O forse l'ottima impressione che mi ha fatto il parco sarà stata dovuta al fatto che mi ero quasi dimenticata che forma avessero alberi e fiori?
Nella foto, una pagoda al Parco Zhongshan.

Nota: pochissimi Occidentali. Ne avremo visti sì e no una decina in tutto, e la cosa ci ha sorprese. Forse perchè il Primo Ottobre è comunque una festa cinese, e quindi l'Occidentale non se ne cura o forse nemmeno sa che c'è. Non è dato sapere.